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Vibo Pizzo Calabro sorge su una rupe protesa sul golfo di S. Eufemia. Forse l’antica Napitio o Napitia;o forse d’origine alto-medievale, nel corso del Medioevo fu feudo di antiche famiglie nobiliari, i Ruffo e i Silva. E’ nelle pagine della grande storia per essere stata luogo della cattura e della fucilazione di Gioacchino Murat, ex re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, le cui spoglie furono scaricate nella fossa comune sotto il pavimento della Chiesa di S. Giorgio, mai più ritrovate. Fu proprio nel  castello Aragonese (bell’esempio di architettura alto-medievale e di origine Angioina) che venne imprigionato e fucilato. Non lontano dal centro storico si trova la Chiesetta di “Piedigrotta”, la cui leggenda risale al 1600, quando un veliero, in balia delle onde di un mare tempestoso venne a naufragare sulle rocce di Pizzo. I marinai attribuirono la salvezza alla protezione di un quadro della Madonna che si trovava sulla nave, ed insieme alla gente del posto, lo portarono in un’insenatura considerata piu riparata, diventando luogo di preghiera. Divenuta negli anni una Chiesetta in cui l’artista A. Barone, lavoro per anni scolpendo il tufo e creando delle bellissime statue, che racchiudono scene del vecchio e del nuovo testamento.
Pizzo costruita su un terreno di forte pendio, con le sue viuzze, scalette, balconi adorni di fiori…..regala l’impressione di essere capitati in un angolo sospeso dal tempo, dove vale  la pena sedersi a gustare il famoso gelato il “tartufo di Pizzo”.

Chisa di piedigrotta a Pizzo Calabro

Centro peschereccio e balneare situato a picco sul mare in pittoresca posizione lungo la costa del golfo di S. Eufemia.
Sorta nell'alto medioevo secondo alcune fonti sul sito dell'antica Napitum, con il Castello di Gioacchino Murat, è rinomata per i gelati artigianali ed anche per gli spaghetti al nero di seppia serviti nei numerosi ristoranti.

Il Comune di Pizzo Calabro si estende su una superficie di 22,34 km2, la popolazione è di circa 9.000 abitanti. Verso l'VIII il nome Napizia si trasforma in Pitzine e quindi nell'attuale Pizzo Calabro. Arroccata su un'altura è una delle cittadine marinare più belle della costa tirrenica. 
Gli Aragonesi vi costruirono nel XV sec. un castello dove fu tenuto prigioniero Gioacchino Murat, che qui venne fucilato e sepolto nella Collegiata. I suoi resti non furono mai trovati. 
Oggi Pizzo Calabro è una cittadina caratteristica: strade Incavate nella roccia, logge e balconi sempre adorni prospicienti il mare conferiscono al paese un aspetto pittoresco. 

castello aragonese di pizzo calabro

PIEDIGROTTA
Vicina al centro storico di Pizzo, la chiesetta di Piedigrotta rinnova il fascino unico e mai altezzoso della cultura popolare.
Seduta sulla spiaggia, la Madonneja(così affettuosamente chiamata dai pizzitani), accoglie da decenni una moltitudine di persone durante tutto l'arco dell'anno. Lontano dal borgo 1500 metri è tra le opere più visitate in Calabria.
Grandissima la popolarità, attraverso il passaparola dei turisti che ritornano per godere, anche del panorama suggestivo che dalla strada scende, giù, all'arenile. Lo sciabordio del mare e dell'odore degli scogli accompagnano il visitatore fin sull'uscio della Chiesa, poi all'entrata di Piedigrotta il silenzio annuncia la luce che si dirada. Le continue macchie del tufo cambiano colore e le statue giocano con la propria ombra secondo i momenti della giornata e i capricci esterni del tempo.

 

LA LEGGENDA
Si narra che verso la fine del 1600, un veliero, navigando nel golfo ad un miglio a nord di Pizzo, per il mare in tempesta calò a picco. Il capitano presagendo l'imminenza della morte, riunì i suoi uomini di fronte ad un quadro della Madonna di Piedigrotta raccogliendoli in preghiera e come ultimo atto di fede, fece voto, in caso di salvezza, di innalzare una chiesetta nel punto in cui avrebbe toccato la costa. I marinai riuscirono dopo grandi sforzi a guadagnare la riva raggiungendo la spiaggia dove oggi sorge la chiesetta. Sul bagnasciuga del lido si adagiò il quadro della cappella di bordo. L'equipaggio della nave pensò al miracolo compiuto e prima di ripartire, i marinai mantennero la promessa fatta ed eressero una chiesetta votiva deponendo sull'altarino il quadro della Madonna. Col tempo il luogo di culto fu dotato di un romitorio e di una piccola torre in cui venne sistemata la campana di bordo, del veliero affondato ritrovata dai pescatori locali dove spicca la data di fusione, 1632. Quel cimelio è ormai da anni sparito.


 
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